IL GIARDINO DEI SEMPLICI

La medicina monastica rivestiva nel medioevo un’importanza assoluta. Erano infatti i monaci, studiosi dell’arte medica ed erboristica, a recare conforto ad ammalati e pellegrini avvalendosi di rimedi a base di

erbe da loro stessi preparati. Spesso adiacente ai monasteri erano presenti ampi terreni destinati alla coltivazione di ortaggi e di piante medicinali, che venivano piantate e trasformate con competenza e devozione. È proprio ai monaci, trascrittori delle opere di Aristotele, Ippocrate, Dioscoride, Galeno e Plinio,  che dobbiamo la realizzazione di numerosi erbari, arrivati intatti fino ai giorni nostri quale prezioso patrimonio culturale.

“L’Hortus Conclusus“, sinonimo di “paradiso-giardino”, era quello spazio recintato all’interno del monastero nel quale il monaco raccoglieva le bellezze e le delizie del creato, alla ricerca della perfezione dell’Eden. Il termine Hortus si riferisce all’aspetto dei giardini monastici, spesso molto simili ad orti. Il termine conclusus, invece, allude alla segretezza, ottenuta grazie ad alte mura che separavano e proteggevano questo spazio dall’ambiente circostante. All’interno dell’Hortus conclusus non poteva mancare il Giardino dei semplici.

 

Il giardino monastico destinato alla coltivazione di erbe medicamentose veniva appunto chiamato Giardino dei semplici: simplicis medicinae e simplicis herbae erano termini latini usati per designare un rimedio (medicina) oppure una pianta (herba) costituiti da una sola sostanza. Venivano considerati quindi semplici per distinguerli dai rimedi misti (composita). Il più grande libro dei semplici di origine medioevale è sicuramente il “Liber Simplis Medicinae” della badessa Hildegarde von Bingen (1099-1179), nel quale vengono descritte quasi 300 specie vegetali.

L’istituzione del Giardino dei semplici (Hortus simplicium o Hortus medicus, detto anche viridarium nell’Alto Medioevo), si deve all’interruzione degli stretti rapporti che intercorrevano tra i conventi di Oriente e Occidente, in seguito alle conquiste compiute dagli Arabi nell’VIII secolo. I monaci, preoccupati dalle ripercussioni nel campo medico e terapeutico, iniziarono a coltivare erbe medicamentose.

Le piante presenti nel giardino dei semplici venivano scelte riconoscendo nei loro colori, nelle forme o nelle modalità di crescita delle analogie con malattie o con organi del corpo, secondo quella che in futuro sarebbe stata denominata “Dottrina delle segnature”.

A partire da questo studio attento e puntuale del mondo vegetale i monaci cominciarono a scrivere cataloghi delle piante utilizzate, chiamati Hortuli. Si trattava di raccolte di erbe medicinali dove venivano descritte le loro principali caratteristiche ed impieghi.

Dal XVI secolo il giardino dei semplici cominciò ad essere realizzato all’interno delle università a scopo didattico, per permettere agli studenti di medicina di studiare da vicino le piante officinali e gradualmente la medicina da monastica divenne sempre più accademica, perdendo quell’alone di magia, di saggezza e di spiritualità di cui ai monaci siamo debitori.

 

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