DALLA FITOTERAPIA AL FARMACO

Alla domanda “Che lavoro fai?” mi è capitato più volte di sentirmi rispondere: “Ah no, io non credo alla fitoterapia. Le piante non funzionano

bene come i farmaci!”. Ho spesso sorriso davanti a questi commenti, frutto di una grande disinformazione sociale che ha portato a dimenticare come l’umanità si sia per millenni curata, pulita e abbellita attingendo esclusivamente dal regno vegetale e come solo negli ultimi secoli siano comparsi dei rimedi di sintesi chiamati farmaci.

La fitoterapia, infatti, non solo è la più antica espressione della terapia nella medicina ma le sue radici sono da ricercare proprio all’inizio della civiltà. Il più antico esempio di Farmacopea a livello mondiale viene considerato il Pen-Ts’ao King, scritto nel primo secolo dopo Cristo ma leggendariamente attribuito all’imperatore cinese Shen Nong, vissuto attorno al 2000 a.C. Il capostipite della medicina occidentale viene, però, generalmente riconosciuto in Ippocrate che in Grecia, verso il 400 a.C., è il primo a separare la medicina dai precetti religiosi e magici.

È tuttavia vero che i progressi raggiunti dalla chimica negli ultimi tempi sono talmente significativi da sembrare soppiantare un sapere millenario, tanto che il concetto di farmaco e di pianta medicinale si sono forse irrimediabilmente separati. Approfondendo, però, il discorso si scopre come diversi farmaci attualmente presenti sul mercato derivino da principi attivi di origine vegetale o addirittura contengano molecole in tutto e per tutto identiche a quelle presenti nelle piante: l’acido acetilsalicilico contenuto nell’Aspirina®, ad esempio, deriva dalla salicina del salice, mentre la digossina del Lanoxin® è il principio attivo della Digitalis purpurea. In sostanza la ricerca scientifica moderna non solo conferma la validità di un sapere millenario, riconoscendo la correttezza di usi tradizionali di numerosissime piante, ma addirittura attinge a piene mani dal regno vegetale, trovando ispirazione per la sintesi di nuove molecole.

La fitoterapia e le sue evoluzioni (spagiria, floriterapia, omeopatia)  sono tornate però ad interessare l’uomo moderno, in gran parte  sfiduciato nei confronti di farmaci e protocolli che intervengono solo sul sintomo, senza curare realmente la malattia e senza considerare l’essere umano nei suoi molteplici aspetti. Si assiste oggi ad un nuovo uso delle piante medicinali che mette in secondo piano la concentrazione di principi attivi, puntando verso una “smaterializzazione” che aumenti però la frequenza vibratoria del rimedio.

La fitoterapia ci accompagna da millenni ma i corpi umani nei millenni sono cambiati e allora anche ai nuovi rimedi viene chiesto di adattarsi al cambiamento vibrazionale che la Terra sta attraversando.

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