LA DOTTRINA DELLE SEGNATURE

Come faceva l’uomo antico, sprovvisto di metodi di analisi chimica, a sapere quale pianta fosse adatta ad una certa malattia? Sulla base di quali conoscenze preparava un rimedio

partendo da una parte o dall’altra di un vegetale?

Perché, se è vero che i frutti, con i loro colori, possono avere attirato l’uomo primitivo affamato e averlo indotto ad essere assaggiati, la scelta di scavare nel terreno e di raccogliere le radici per preparare un rimedio appare molto meno empirica.

Tradizionalmente questa antica capacità veniva spiegata attraverso la cosiddetta Dottrina delle Segnature. La Signatura rerum è quella dottrina secondo la quale il Ceatore ha impresso nella natura un “segno” caratteristico che, se ben interpretato, è in grado di fornire informazioni sulle proprietà curative delle piante: la forma, il colore di un fiore, le modalità di crescita e riproduzione sono ad esempio alcuni dei “segni” considerati. In un certo senso possiamo dire che le piante ci mostrano chiaramente, attraverso una sorta di firma, le caratteristiche che noi uomini possiamo sfruttare a livello terapeutico.

La dottrina delle Segnature, tradizionalmente attribuita a Paracelso, è in realtà molto più antica: nella medicina cinese, presso gli Egizi, nelle terapie sciamaniche, nella medicina degli aborigeni australiani e in tutte le forme di cura dei popoli primitivi si faceva riferimento al segno distintivo di ogni pianta. Questa facoltà era particolarmente sviluppata nell’uomo antico il quale, ancora impregnato di un forte istinto e legato al mondo naturale da un rapporto quasi mistico, riusciva facilmente a leggere il linguaggio vegetale e a tradurlo in un utilizzo consono all’umanità del tempo. Tutto questo suonerà strano all’uomo moderno, così intessuto di materialismo da non riuscire più a mettersi in contatto con la dimensione più istintiva della vita. Non a caso, durante il Medioevo e il Rinascimento, la dottrina delle Segnature finì nel dimenticatoio. Bisogna aspettare l’inizio del Novecento ed il lavoro del medico inglese Edward Bach, lo scopritore dei Fiori di Bach, per sentire nuovamente parlare di “segni”, questa volta riferiti ai fiori e correlati a caratteristiche emotive e psicologiche.

Una volta, quindi, era molto più facile comprendere i messaggi della natura. Era ovvio, ad esempio, riconoscere nel fiore dell’eufrasia la forma di un occhio e tradurre questo messaggio nella preparazione di rimedi specifici. Ancora oggi molti colliri in commercio sono a base di eufrasia. Corrispondenze di forma venivano anche facilmente ritrovate tra l’equiseto e il sistema osseo e tra la noce e il cervello. La segnatura del colore determinava, invece, una corrispondenza tra piante dai fiori gialli, come il tarassaco, e la cura dell’ittero.

Come si pone la scienza moderna di fronte alla Dottrina delle Segnature? Anche se non si parla esplicitamente di “segni”, l’analisi chimica non può negare che gli utilizzi tradizionali delle piante trovino riscontro nella presenza di principi attivi specifici. Tali molecole, chiamate metaboliti secondari, sono composti chimici prodotti dalle piante per adattarsi all’ambiente nel quale vivono. Esse garantiscono, ad esempio, la sopravvivenza in luoghi caratterizzati da condizioni climatiche sfavorevoli, come la carenza di acqua; amplificano le strategie riproduttive  con fiori colorati e profumati per attirare gli insetti impollinatori o con meccanismi sofisticati per una dispersione più efficace dei semi; difendono dai predatori con frutti dal sapore amaro, odori sgradevoli o con composti velenosi per gli animali. Tutte queste sono strategie che le piante hanno messo in atto nel corso dell’evoluzione per assicurarsi la sopravvivenza.

Interessante come proprio questi metaboliti secondari, quelli che la scienza moderna, solo negli ultimi anni, è stata in grado di identificare, isolare, studiare e ricondurre ad un’azione biologica terapeutica, siano da sempre patrimonio dell’umanità, riconosciuti nelle piante proprio attraverso quei “segni” di cui parla la Dottrina delle Segnature.

“Segno” di un’umanità che da sempre custodisce il sapere dentro di sé!

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