LA LAVANDA DEI PIEDI

La lavanda dei piedi è un episodio raccontato nel capitolo 13 del Vangelo di Giovanni e si riferisce al momento in cui

Gesù Cristo lava i piedi dei discepoli prima della festa di Pasqua.

Questo episodio mostra, attraverso un gesto materiale, la legge cosmica universale dell’amore, secondo la quale l’essere più evoluto si mette al servizio di quello meno evoluto.  È l’amore più puro che si china con devozione verso chi sta più in basso nella scala evolutiva, accogliendolo dentro di sé.

La scena della lavanda dei piedi rivela una profonda verità spirituale: per chi sta più avanti, in termini di evoluzione della coscienza, non può essere indifferente chi è rimasto indietro. Ciò si riferisce e riguarda tutti gli esseri spirituali che abitano nel nostro cosmo, uomo compreso.

Strettamente connesso con questo tema, secondo le indicazioni che ci fornisce Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, è quello della libertà. Se è vero che chi è rimasto indietro lo ha fatto come libera scelta, omettendo nel corso della sua evoluzione di coltivare lo spirito e l’amore, è anche vero che chi si trova più avanti può guardare ai ritardatari con un atteggiamento interiore di compassione e debito. Coloro che per libera omissione hanno disatteso lo sviluppo delle forze di amore, si sono infatti in un certo senso sacrificati, lasciando agli altri la possibilità di cogliere le occasioni per progredire. Si può procedere soltanto se in cambio qualcun altro fa dono di sé, accettando di rimanere indietro. E persino se questo ritardo non è consapevole, rimane a livello spirituale la dimensione del sacrificio e dell’offerta.

Anche se per il nostro comune modo di pensare ciò può suonare strano, le leggi della saggezza universale parlano chiaro: nel cosmo trionfano la libertà, l’amore e la corresponsabilità.

Ecco quindi, mirabilmente raccontato nell’immagine della lavanda dei piedi, che l’Essere Superiore per eccellenza, l’Essere che ha incarnato l’Amore per la nostra Terra, ci mostra il riconoscimento del sacrificio di chi è rimasto indietro e l’impegno a prendersi cura in modo prioritario proprio di chi è in ritardo sulla scala evolutiva. Egli è venuto per gli ultimi e ci insegna che non è possibile una salvezza privata ma che tutti siamo responsabili gli uni degli altri. Non è possibile beneficiare egoisticamente di questo vantaggio ricevuto, in quanto chi è più progredito lo è semplicemente perché ha ricevuto di più e quindi necessariamente “deve” dare di più. Il karma di chi è più evoluto è fatto di gratitudine, di riconoscimento del sacrifico e del mettersi al servizio di chi arranca. È un karma che chiede compassione e sospensione del giudizio verso chi sembra non capire, verso chi si ostina a sbagliare, verso chi non vuole cambiare. Lavando i piedi di chi è rimasto dietro di noi esprimiamo loro profonda gratitudine, smettiamo di giudicare i loro errori e le loro omissioni e ci prendiamo cura della loro redenzione.

Evolviamo dunque tutti insieme, con responsabilità verso coloro che ci precedono, perché gli abbiamo permesso di farlo con il nostro atto di donazione, ma allo stesso tempo con impegno verso coloro che sono rimasti alle nostre spalle, ai quali siamo chiamati a tendere la mano.

In nome dell’amore cristico, sulla strada segnata dalla libertà, procediamo tutti insieme: o ci salviamo tutti o non si salverà nessuno.

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