UN MONDO DI PLASTICA

Siamo così abituati a vedere e utilizzare la plastica nel quotidiano che una vita senza la sua presenza ci sembra quasi impossibile. Ma da quando la plastica accompagna le nostre giornate? E soprattutto, è possibile fare un passo indietro?

 

La scoperta dei primi materiali plastici risale alla fine del 1800 dai tentativi di trovare qualcosa che sostituisse il costoso avorio, all’epoca utilizzato per realizzare le palle da biliardo. Da qui in poi lo sviluppo fu inarrestabile con realizzazione di prodotti che, rispetto ai materiali metallici e non, presentano il vantaggio di essere economici, facilmente lavorabili, e inerti chimicamente. Inoltre, per la sua produzione, è richiesta meno energia rispetto alla realizzazione di sacchetti di carta o bottiglie di vetro, e il suo trasporto, in virtù della sua leggerezza, è assolutamente più semplice.

La sostanza di base da cui inizia il processo produttivo della plastica è il petrolio, aspetto che la rende assolutamente non biodegradabile. Per il suo smaltimento è possibile seguire la strada del riciclaggio o lo stoccaggio in discarica. È assolutamente vietato bruciare materiali plastici in quanto si rilasciano diossine, sostanze altamente tossiche. Proprio da queste difficoltà dipende l’enorme problema ambientale della contaminazione da micro particelle di plastica: piccolissimi frammenti invisibili all’occhio nudo sono ormai dispersi nei nostri ecosistemi. Gli uccelli li utilizzano per costruirsi il nido mentre nei mari e negli oceani essi vengono scambiati per plancton dagli animali acquatici e vengono ingeriti, entrando direttamente nella catena alimentare.

Terribile la situazione nell’oceano Pacifico dove, grazie a delle correnti dotate di movimento a spirale, i rifiuti, soprattutto quelli di dimensioni maggiori, si aggregano tra di loro portando alla formazione di una vera e propria isola di plastica ribattezzata Pacific Trash Vortex. Formatasi a partire dagli anni 50′, questa “discarica marina” ha un diametro di 2500 km e si estende al largo della California fino al Giappone. Se la situazione non cambierà le previsioni di crescita per i prossimi anni sono veramente inquietanti.

Cosa possiamo fare concretamente per invertire questa rotta? Interessante e confortante è la nascita di movimenti che si battono per ridurre già a monte la quantità di rifiuti: Zero Waste è, ad esempio, una nuova strategia di gestione dei rifiuti che ha come obiettivo il riutilizzo delle materie e la progressiva riduzione della produzione di scarti da smaltire. Ovviamente, accanto a questo, è necessario che si risvegli in ogni uomo una nuova coscienza civica ed ecologica che parta da ogni singolo gesto della sua quotidianità. La consapevolezza che la natura non è qualcosa fuori di noi ma che tutto ciò che l’uomo fa alla terra e alla natura è come se lo facesse a se stesso. Solo così sarà realmente possibile cambiare la situazione.

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