LA PARALISI DELLA VOLONTA’

La società attuale vive un male molto diffuso che può essere definito come “volontà paralizzata”: ci si iscrive ad un corso ma non lo si continua, si prende una decisione per la propria salute ma ci si dimentica in fretta, si promette ma

non si fa, si inizia con una buona abitudine ma non la si mantiene, si parte con entusiasmo con un progetto ma ci si perde per strada … Mai come nel mondo contemporaneo l’umanità ha conosciuto un tale momento di debolezza della volontà, sia tra gli adulti che, purtroppo, tra i più giovani. Gli atteggiamenti più comuni e più facili sono l’immobilità, la passività, il delegare, l’aspettare che qualcun altro faccia il primo passo per poi, comunque, continuare a rimanere fermi, immobili e passivi. È indubbiamente più facile lamentarsi, sottolineare ciò che non va nel mondo, incolpare gli altri delle nostre frustrazioni senza nemmeno provare ad attingere a quella sfera volitiva che potrebbe, al contrario, innescare la trasformazione.

Le radici della paralisi della volontà sono molteplici. Una significativa è rappresentata dalle numerose ore trascorse davanti ad uno schermo televisivo che provocano a livello cerebrale una sorta di trance ipnotica provocata dal dover continuamente comporre otticamente un’immagine che realmente non c’è. Questo a prescindere dalla qualità e dal contenuto di ciò che viene proiettato, anch’esso troppo spesso indirizzato verso l’appiattimento delle opinioni e il condizionamento mentale. L’utilizzo compulsivo di strumenti elettronici (cellulari, tablet, computer), legato allo sviluppo di un’intelligenza esclusivamente di tipo associativo e accompagnato da una buona dose di inquinamento elettromagnetico, è un altro aspetto che concorre all’inibizione della volontà e all’illusione che il mondo virtuale sia preferibile a quello reale. A tutto questo possiamo aggiungere una tendenza sempre più marcata a vivere senza rispettare i ritmi naturali di sonno-veglia e buio-luce, abitudine che altera profondamente il nostro sistema nervoso.

Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, affrontò molto spesso il tema della volontà, spiegando ad esempio come ad ogni atto volitivo corrisponda una conseguenza nel futuro. Secondo Steiner ogni azione di volontà (un fatto, un gesto, una parola) non manifesta l’effetto nell’immediato presente ma si comporta come un seme, il quale solo in futuro porterà alla creazione di una pianta. Ci si riferisce ad un futuro molto lontano nel tempo, non visibile in una singola incarnazione, che ci impedisce, quindi, nel corso della vita, di comprendere realmente la portata delle nostre opere.

Cosa fare per fortificare la nostra volontà? Steiner consiglia due esercizi molto semplici ma densi di significato. Il primo, la visione retrospettiva, consiste nel ripercorrere, alla sera, con la mente lucida, tutta la giornata al contrario, dal momento in cui siamo entrati nel letto, tornando indietro con ordine fino al risveglio mattutino. Attraverso questa pratica ci si svincola dal corso esteriore della vita e dalle coordinate temporali e si rafforza la volontà.

Il secondo esercizio prevede il compiere ogni giorno, alla stessa ora, un gesto insignificante. Potrebbe essere qualcosa di molto semplice, come l’aprire e il richiudere uno sportello, il toccarsi una parte del corpo, lo spostare una sedia … Non è importante l’azione in sé ma la sua ripetizione per quel periodo di tempo esattamente alla stessa ora, onorando l’impegno preso con se stessi.

Sì perché c’è una legge del mondo divino secondo la quale ogni volta che ci prefiggiamo qualcosa e poi non la portiamo a termine, perdiamo consistenza spirituale e autorevolezza nel cosmo. Ogni volta che ragioniamo su qualcosa, che decidiamo cosa e come farla e poi non la facciamo, contribuiamo a distruggere la nostra volontà. Tutte le volte che non onoriamo le promesse volitive fatte a noi stessi, perdiamo progressivamente forza e ci indeboliamo sempre di più.

Forse nel momento presente tutto questo non sembra così importante ma ricordiamoci che la volontà è il germe del futuro. Preserviamola!

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